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Ucciso il presidente del Ciad

Il presidente del Ciad ucciso il giorno dopo i risultati delle elezioni che lo avevano confermato presidente

L’annuncio il 20 aprile: un comunicato ufficiale ha dato notizia della morte del presidente Idris Deby Itno, a seguito delle ferite riportate sul campo di battaglia. Il fu presidente era nella zona dei combattimenti contro i ribelli ed é stato gravemente ferito, trasportato in elicottero a N’djamena, é morto.

Suo figlio Mahamat Idris Deby Itno, comandante della Guardia Presidenziale, ha assunto l’interim, subito una giunta militare ha sospeso l’Assemblea Nazionale, e ha chiuso le frontiere.

L’ethos del guerriero.

Il defunto presidente del Ciad, idris Deby Itno, morto sul “champ d’honneur» a seguito delle ferite riportate, é stato per un trentennio l’esempio di quella serie di capi di stato africani che nei decenni scorsi hanno acceduto alle massime cariche dei loro paesi provenienti dai ranghi militari.

Deby non era amato, era piuttosto temuto, sia all’interno del Paese che altrove. Ho avuto modo d’ascoltarlo un paio di volte, nell’annuale occasione della “Giornata della Coabitazione” da lui stesso voluta, dove si celebra la pacifica coesistenza dei ciadiani di differenti credo religioso (leggi: cristiani e musulmani); Il suo non era un eloquio trascinante, piuttosto serio nella postura, era perfettamente bilingue (arabo/francese), esponeva il suo punto di vista con calma, cercando di convincere l’ascoltatore.

Deby era un militare tutto d’un pezzo, convertitosi al civile, cioé alle necessità pratiche di una gestione quotidiana della cosa pubblica, con una visione delle cose che risentiva drammaticamente del suo ethos guerriero: tutto é lotta, tutti sono nemici da far fuori o cooptare. Allo stesso tempo Deby ha mostrato una notevole abilità a mescolare le carte, cambiando ministri ed alti dirigenti secondo criteri molto poco meritocratici/democratici.

Gli si deve dare atto che é stato capace di tenere unito il paese, vuoi con la forza (le ripetute violazioni dei diritti umani ne sono l’esempio più chiaro), vuoi-con il sostegno della comunità internazionale-avviando un minimo di sviluppo socio-economico, tenendo ben strette nelle mani dell’elité politica-economica le risorse economiche (petrolio) e la loro allocazione secondo il vento politico del momento. La caduta del prezzo dell’oro nero ha bloccato del tutto l’economia, non riuscendo il Paese ad avviare una economia differenziata: eppure le risorse naturali ed umane ci sono ed in abbondanza!!

IN questi primi giorni dopo la morte del presidente la vita quotidiana a N’djamena si svolge normalmente, i mercati sono aperti, il carburante per le auto ed i trasporti c’é, é carente (a voler essere educati) quello per la centrale elettrica, allora i tagli alla fornitura dell’elettricità diventano cosa normale, si aspettano le 18 per avviare il generatore!!! La pandemia di covid 19 ha colpito il Paese, non in maniera drammatica come altrove, ma essa si é innestata su una situazione socioeconomica precaria, ad oggi il Ciad non ha ricevuto alcun vaccino. La gente é rassegnata: ieri ho potuto chiamare su whatsAp degli amici, già circolavano delle voci sull’arrivo dei ribelli in città. Sconcerto e paura, oggi la «tegola» della morte del Presidente.

Deby, guerriero morto in combattimento, é l’ultimo della lunghissima serie di giovani ciadiani uccisi in guerre a loro del tutto estranee, volte a combattere/contenere la minaccia terroristica ben presente nelle calde sabbie del Sahel. Non é il momento della critica-che é molto importante ed é necessario fare, al di là del cordoglio ufficiale -ma piuttosto manifestare la nostra vicinanza ai ciadiani perché una transizione pacifica, attenta alle necessità della gente, faccia si che il Ciad tutto superi questo momento difficile, tenendo presente il bene comune dei suoi cittadini. (vedi Focus sul Ciad sull’ultimo numero Del dialogo-al Hiwar)

Enrico Gonzales