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Il viaggio impossibile in Iraq

Baghdad, la Piana di Ur legata alla memoria del patriarca Abramo; Erbil, Mosul e Qaraqosh nella Piana di Ninive. Sono i principali appuntamenti di Papa Francesco nel viaggio (5-8 marzo 2021) in Iraq. 

Un viaggio difficile per la guerra strisciante e per le restrizioni imposte dal coronavirus, che fino all’ultimo molti hanno pensato non avvenisse, ma che Papa Francesco ha voluto fermamente. Il primo obiettivo è stato confortare e rassicurare in particolare i cristiani e, poi, le altre minoranze irachene, vittime preferite del radicalismo e del terrorismo religioso. 

Di fronte alle mura parzialmente crollate dell’antica chiesa di Al Tahera (Immacolata Concezione) a Qaraqosh, Francesco ha implorato i cristiani in Iraq e in Medio Oriente di rimanere nelle loro terre d’origine. «Resisti in questa terra, è anche la tua!», questo l’appello urgente che il Papa ha lanciato a ciò che resta di queste comunità, che hanno subito massacri ed esodi di massa.  

Il Papa ha affermato che il tragico esodo dei cristiani «arreca danni incalcolabili non solo agli individui e alle comunità interessate, ma anche alla società che si lasciano alle spalle».  E li ha esortati: «Non smettete di sognare! Non arrendetevi! Non perdete la speranza! Ora è il momento di ricostruire e ricominciare da capo». 

Ma dopo la prossimità ai cristiani iracheni, così duramente colpiti, Francesco ha voluto anche costruire ponti di dialogo. In quest’ottica, di grande importanza è stato l’incontro che il Pontefice ha avuto con il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, nella città santa di Najaf. «Ciò mostra le promettenti prospettive che un tale dialogo apre a tutta una parte del mondo dove si scontrano le forme più autoritarie, e spesso più estreme, di zelo religioso». Commenta Issa Goraieb dal Libano, altro importante «focolare» sciita, sul quotidiano L’Orient-Le jour.  

Un incontro con una delle più alte e autorevoli personalità dell’Islam sciita, dopo quelli con le massime autorità sunnite: ad Abu Dhabi (4 febbraio 2019) con cui ha firmato insieme con Ahmad Al-Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar (Il Cairo), il documento «Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune». 

Non bisogna nascondersi che, nonostante gli appelli del Papa, i cristiani iracheni sentono la loro precarietà, vivono in una Chiesa da troppo tempo martirizzata e non dimenticano che «lo Stato islamico non venne dal nulla, non apparve improvvisamente e tanti lo applaudirono», come ha ricordato  all’agenzia Sir don Luis Escalante, il postulatore della causa di beatificazione dei 48 cristiani, tra cui due sacerdoti, massacrati da cinque terroristi islamici, il 31 ottobre 2010, durante la Messa nella Cattedrale siro-cattolica Nostra Signora della salvezza nel centro di Baghdad. 

Per questo Francesco, a Baghdad, ha anche sollecitato con forza le autorità civili «a porre le basi per una società democratica» che assicuri «la partecipazione di tutti i gruppi politici, sociali e religiosi e garantisca i diritti fondamentali di tutti i cittadini. Nessuno sia considerato cittadino di seconda classe». 

Paolo Girola